Compressore kaeser, affidarsi ai migliori

Compressore kaeser, è sempre molto utile affidarsi ad aziende competenti e in grado di soddisfare le aspettative dei propri clienti avendo dimostrato sul campo anni e anni di esperienza e avendo acquisito ormai una rinomanza unica nel campo. I compressori kaeser infatti hanno dalla loro la loro estrema adattabilità anche in contesti molti difficili dal punto di vista degli agenti che potrebbero determinare usure a malfunzionamenti; per capire infatti se un compressore è di qualità bisogna verificarne anche l’affidabilità di questo perché una cattiva qualità dei componenti e della meccanica potrebbe comportare una serie di problemi relativi alla manutenzione del macchinario e  a una conseguenza problematica inerente tutto il sistema in cui si collega, lavorando nello specifico nella pressurizzazione dell’aria. Potrebbe infatti l’esigenza del cliente essere associata al dover inserire il compressore o comunque il doverlo riporre in ambienti non consoni; chiaramente questa sarebbe l’eccezione ma è fondamentale soprattutto in questi casi poter affidarsi ai migliori del settore per avere solo il meglio

Compressore kaeser, il macchinario migliore

compressore kaeser

Il compressore kaeser infatti è senza dubbio resistente grazie alla qualità dei meccanismi che lo rendono efficiente e sicuro; in aggiunta a questo, kaeser è dotata sul territorio italiano di Kaeser point autorizzati, caratterizzati da eccellenza e grande competenza e che appunto, sono un collegamento diretto tra l’azienda madre dei macchinari e il cliente. Un’assistenza all’altezza del compito di trovare soluzioni e gestire le eventuali problematiche del cliente è davvero fondamentale ed indicativa della serietà di un’azienda che voglia aspirare – e in questo caso lo è – un riferimento per tutti coloro che sono del settore.

Un compressore kaeser quindi è in grado non solo di dare prestazioni di qualità, ma grazie ai meccanismi interni di essere affidabile e di garantire un ciclo di vita in linea con le aspettative dei clienti.

CORSO CUCINA ALMA, LA SEDE PUGLIESE

Il corso cucina Alma è un corso blasonatissimo. Le percentuali superano abbondantemente il 90 percento per quanto riguarda l’inserimento dei neoformati chef italiani nel mondo del lavoro, soprattutto nel mondo della cucina che conta, quella piena di stelle e riconoscimenti per intenderci. La sede principale di ALMA è a Colorno, ma al sud, nel borgo affascinante di Ceglie Messapica, a pochi passi da Oria, vicino Brindisi, è possibile comunque cominciare il proprio percorso per il successo.

CORSO CUCINA ALMA A CEGLIE

corsi Cucina Med

Foto tratta dal sito di Med Cooking School

Baluardo indiscusso della didattica e della cucina mediterranea, la Med Cooking School con sede in Puglia, a Ceglie Messapica è unica riconosciuta dall’Alma per lo svolgimento del Corso Tecniche di Cucina, il primo passo per affermarsi come chef. Un tempo Corso Tecniche di Base, il Corso Tecniche di Cucina è il primo step, il luogo in cui gli allievi, tanto in Puglia quanto a Colorno, iniziano a cimentarsi con gli ingredienti e la loro manipolazione. In poche parole, lo studio delle materie prime e di come devono essere trattare, e la cottura con tutti i suoi segreti. Detta in soldoni, per i primi due mesi gli allievi non cucinano proprio!

Però il corso Tecniche di Cucina è curricolare al percorso d’eccellenza di Alma, la scuola diretta da – e scusate se è poco – Gualtiero Marchesi. Probabilmente la più importante scuola di cucina in Italia e la più importante scuola di cucina italiana nel mondo. La Med Cooking School intercetta, come una succursale sul territorio dello Stivale, tutte le richieste provenienti dal Sud Italia. Ceglie Messapica è diventata, proprio per la presenza della Med Cooking School diretta da Antonella Ricci, altro importante chef stellato italiano, una sorta di istituzione dell’enogastronomia meridionale. Non solo per la didattica e per tutti i corsi destinati a professionisti e appassionati della cucina, ma anche come polo culturale dell’enogastronomia e della cucina mediterranea, mediterranea come nel nome della scuola.

CORSI CUCINA, LE RICETTE D’INVERNO

Ultimi giorni di freddo, ma alcuni ingredienti stagionali sono ancora a disposizione di quanti vogliono frequentare corsi cucina orientati alla stagionalità. Sono tanti gli amatori che si sono incuriositi dalla cucina che si bacia con le stagioni e con gli ingredienti che determinati periodi e determinate terre sanno regalare. Un vero chef guarda al suo mare, al suo orto e alla sua cantina.

CORSI CUCINA, LE STAGIONI DI MED

Corsi Cucina con Giovanna Quaranta

Giovanna Quaranta, maestra di corsi cucina Med

La scuola di cucina Med Cooking School di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, in Puglia, ha attivato da tempo corsi per appassionati legati alla stagione, le STAGIONI DI MED. La blasonata direttrice Antonella Ricci e alcuni chef di rilievo, tra cui Giovanna Quaranta (nella foto), presenteranno alcuni piatti preparati con quello che la terra e il mare offrono in inverno. Un esempio possono essere i gamberi in kataifi, accompagnati da un chutney a base di papaia. O il meno elaborato, e dal nome meno esotico, piatto di caponata di tonno. Spiedini di sogliola o polpettone di pesce allieteranno gli allievi (che potranno anche assaggiare le pietanze preparate, oltre a prendere appunti e aiutare in cucina Beko) e questo solo per il corso dei secondi di pesce d’inverno. Crostacei e carciofi, in un grande risotto, sono un esempio del primo piatto invernale, così come il cannoncino al gratin farcito con prelibati pesci di lago. Mentre i funghi cardoncelli, tipicamente selvatici, saranno ingrediente base di triddi contornati di pancetta assolutamente croccante. Per chi preferisce la carne, sapevate che in Lucania il ragù può sposarsi bene con il farro? O che, ancora, il peperoncino – in maniera quasi asiatica – può essere base di una salsa dolce che può condire una splendida insalatona di pollo?

Ogni modulo di un corso Stagioni di Med Cooking School dura due giorni, per la precisione due mezze giornate consecutive. Un modo per scoprire anche la magia del Tavoliere in un luogo incantevole arroccato in un centro storico straordinario.

SCUOLA FORMAZIONE NAPOLI

Quando una scuola formazione Napoli autorizzata dalla Regione Campania snocciola i dati legati ai suoi corsi di artigianato, soprattutto arti bianche, si scopre che la formazione professionale è più di una certezza per cominciare a lavorare ai fornelli.

Le percentuali di assorbimento nell’universo lavorativo sono infatti da capogiro: oltre il 90 percento per pizzaioli e pasticcieri formati presso una delle scuole di formazione professionale leader in Campania, la scuola ACIIEF, lo dimostrano!

SCUOLA FORMAZIONE NAPOLI, I PIZZAIOLI E I PASTICCIERI NEL MONDO

scuola formazione Napoli pizzaioliLa scuola di formazione ACIIEF, ente con sedi a Napoli e Sant’Anastasia, ha da tempo attivato una serie di protocolli d’intesa per importare e esportare pizzaioli o aspiranti tali, lo stesso vale per i pasticcieri.

Non solo occupazione e lavoro ma anche integrazione quindi. ACIIEF è balzata agli onori della cronaca quando grazie a un protocollo con l’associazione culturale Ciao Cina, per promuovere la cooperazione tra l’Italia e il paese asiatico, ha permesso a cittadini cinesi di venire a imparare a fare la pizza all’ombra del Vesuvio. Lo stesso è successo con gli Srilankesi, in tanti sono arrivati dall’isola allo stivale con il solo scopo di acquisire una competenza richiestissima nel mondo, e quasi inimitabile: saper fare la vera pizza napoletana.

Invece, i napoletani se ne vanno a Londra, grazie a GoandSpeak che promuove insieme all’ente una serie di percorsi facilitati per l’inserimento nel mondo lavorativo in Gran Bretagna grazie al supporto nella produzione di atti e documenti, sim telefonica straniera e alloggio in zona 1, 2 e 3 di Londra.

Ma non solo pizzaioli: ad esempio, in Canada hanno bisogno di gente che sappia fare le sfogliatelle napoletane. Sembra che lì non siano proprio capaci…

Insomma, una serie di opportunità che dimostrano quanto il mondo della formazione professionale sia in linea coi tempi e sappia dare una risposta strutturata all’istruzione, diciamo così, “canonica”.

Vino passito pugliese e biscotto cegliese: that’s amore!

I vini dolci sono il piacere segreto di molte persone, per terminare un pasto, per concedersi una pausa relax, per condividere un momento di tenerezza, non c’è niente di meglio che scegliere magari un passito pugliese! I vini passiti possono essere ottenuti dall’appassimento di diversi tipi di uve, il più famoso è senz’altro il Tokaji ungherese, ma anche i profumatissimi sauternes francesi o Trockenbeerenauslese tedeschi non sono da meno. In Italia possiamo trovare il Vin Santo toscano, il moscato di Trani o ancora l’erbaluce di Caluso. Il passito di Pantelleria è invece ottenuto da uve appassite e addizionate poi da una componente alcolica. Non molti sanno che anche il celebre amarone della Valpolicella è un passito rosso secco, ottenuto da uno sbaglio di vinificazione del recioto, un celebre passito rosso veneto.

In Puglia molto celebre è il passito di primitivo di Manduria, vino già dolce naturalmente, ma anche quello di aleatico o di minutolo. Quest’ultimo è un tipo di vino passito pugliese delicato dai sentori fruttati, floreali e mielati, non è molto diffuso anche se i prodotti ottenuti sono di grande pregio. Il più famoso vino passito pugliese è l’IGP Valle d’Itria di Semeraro: Notturno, che è un omaggio alla celebre composizione di Chopin in quanto il vino vuole regalare le stesse note soavi di dolcezza.

Abbinamento con un vino passito pugliese

Si consiglia sempre di abbinare il vino passito pugliese con pasticceria secca, crostate, dolci a base di mandorle o cioccolato. Questa volta vi proponiamo un abbinamento tutto made in Puglia, abbiamo infatti scelto di abbinare il vino passito pugliese Collezione jazzisti, prodotto dall’azienda agricola Mazzone, con un tipico prodotto di pasticceria pugliese fatto a base di mandorle, cioè il biscotto cegliese. Per quanto riguarda il tipico vino passito Pugliese collezione jazzisti, possiamo dire che è ottenuto dall’appassimento in cassette al sole, di uve della varietà Minutolo. Le uve poste in cassette vengono appassite al sole. Dopo più di 15 giorni si procede alla vinificazione e ad una lenta fermentazione in piccoli caratelli di rovere. Si ottiene un vino passito pugliese di 14.5% di volume dal colore giallo dorato intenso e brillante. Al naso si presenta intenso con note floreali e note balsamiche come miele e fiori d’arancio.

L’abbinamento ottenuto per concordanza risulta armonico, esaltando i profumi e la dolcezza di entrambi. La PAI (persistenza aromatica intensa) è molto lunga.

Ricetta del biscotto cegliese

Il biscotto cegliese nel 2010 ha ricevuto il riconoscimento di Presidio Slow Food. Attualmente il Consorzio per la valorizzazione e la tutela del biscotto di Ceglie Messapica, detto anche il “u pesquett” riunisce tre forni in cui viene cotto questo dolce, preparato secondo i dettami della ricetta tradizionale che è stata codificata dopo lunghe comparazioni. Di seguito è possibile trovare la ricetta per prepararli in casa e abbinarli così al vino.

Ingredienti

500 gr di mandorle
150 gr di zucchero
50 gr di miele
2 uova (1 tuorlo – 2 albumi)
scorza di limone e arancia grattugiata
rosolio di limone
marmellata di ciliegie

Procedimento

Pelare le mandorle, tostarle e poi tritarle con lo zucchero ottenendo un impasto grossolano.
Amalgamare gli altri ingredienti aggiungendo solo l’albume del secondo uovo.
Cospargere l’intero impasto con il rosolio di limone.
Dividere l’impasto in quattro parti e da ognuna ricare delle strisce lunghe all’incirca 35 cm e larghe 10-12cm.
Per evitare che si attacchino disporre le strisce già sulla carta da forno che andrà sulla teglia.
Creare un incavo centrale per mettere la marmellata dopodichè ripiegare su se stessi.
Con il coltello fare un incisione in modo da segnare il filoncino in tanti quadretti.
Cuocere a 180° per una ventina di minuti.
Una volta fuori dal forno tagliare i quadretti seguendo l’incisione fatta prima.

E’ facoltativa una lieve glassatura a base di zucchero e cacao (gileppapura).
Gileppatura: sciogliere in 1l di acqua 1.000 gr di zucchero, riscaldare la soluzione a circa 120 °C, fino a farla “filare”.
Raffreddare e poi sbattere energicamente fino a quando la glassa non diventa perfettamente bianca.
Successivamente, si scioglie la glassa a bagnomaria e si aggiunge il cacao (ca 100 gr per ogni chilo di zucchero); sciolto uniformemente il cacao è pronto il gileppo.
Versare i Biscotti cegliesi ottenuti nel tegame fino ad un bagno completo, quindi asciugarli per circa 3-5 minuti.